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Convegno – Dibattito

Salute e Maternità: Tra diritti, leggi e divieti

Salerno, 8 Luglio 2004

“ Sala Giunta”
Amministrazione Provinciale SALERNO

 

Intervento del dott. Angelo Gabriele Aiello

 

Parlare del valore delle associazione è un esercizio di retorica e io vorrei dire cose non retoriche.

Da alcuni anni mi occupo di fecondazione assistita, prima come utente e ora come operatore.

Il percorso da utente è stato difficile e con tanti ostacoli ma fortunato, oggi posso vantare di aver ottenuto 2 meravigliosi bambini una femmina e un maschio.

Quante volte ci siamo sentiti dire che non c’era niente da fare e che era meglio rivolgersi all’adozione, quante volte le nostre delusioni si trasformavano in ostinazioni fino al culmine della menopausa precoce che ci indusse a scegliere la strada della adozione di embrioni.

Sono scelte difficili da far capire, in questa società imbottita di messaggi di edonismo ed efficientismo.

Ma chi si ritrova senza qualità riproduttive e riesce a intraprendere la strada della fecondazione assistita è consapevole, responsabile, e soprattutto ha elaborato il desiderio di un figlio che viene quindi concepito a più livelli.

La sofferenza che esaspera e che ti fa sentire un essere che non si allinea alla prerogativa biologica che la natura gli ha assegnato.

Questa sofferenza mette nella condizione di desiderare un figlio mentalmente: le tecniche di procreazione assistita mi aiutano a superare l’ostacolo e io ci provo. Questo sembra dire chi subisce l’infertilità.

Poi c’è il figlio del cuore, quello che sogni ogni notte, quello che vedi per strada, quello di tua sorella.

Si fa strada l’idea che un dolore così grande può dare origine ad un amore sconfinato, a un amore a tutti i costi. Ma tutto ciò è perfettamente coerente con i nostri modelli culturali, ci sposiamo per avere una famiglia e nella famiglia la cosa più naturale è far spazio ad un bambino.

Ma nel percorso ad ostacoli della ricerca di un figlio si è soli, il tabù dell’infertilità è devastante, saltano tutti gli schemi di socialità. Gli amici non devono sapere, i colleghi di lavoro ancor meno e dei parenti è meglio fidarsi poco. Allora chi ti aiuta a capire meglio il problema o a scegliere meglio il percorso o il centro più affidabile?

Oggi ci sono i forum dei siti internet e raramente le associazioni.

Le associazioni che spesso i pazienti della PMA conoscono dopo che hanno intrapreso il ciclo di fecondazione assistita. Le associazioni soprattutto in questa fase molto critica a causa degli effetti dell’imperante proibizionismo della legge 40/2004 hanno il compito di orientare e supportare le coppie affinché intraprendano il percorso più adeguato alle loro problematiche di infertilità.

Questa legge ha messo fuori legge tutto e reso praticamente impossibile accedere a cicli di fecondazione assistita di qualità.

Anziché rendere obbligatorio l’analisi del reimpianto lo ha vietato.

Anziché tendere a minore stimolazione ovarica la donna crioconservando gli embrioni in eccedenza la si castiga sul piano fisico ed economico.

Ma soprattutto ha provocato un isolamento psicologico delle coppie infertili che si sentono messe al confine, emarginate perché desiderose di cose immorali e socialmente ostacolate.

Penso a quei professionisti che hanno speso anni di studio e lavoro al servizio delle coppie infertili che improvvisamente si vedono restringere drasticamente gli spazi di intervento. A questi professionisti va la nostra solidarietà e la nostra lotta per la abrogazione di questa legge è dedicata anche a loro.

In tutte le società civili le associazioni esercitano un ruolo di aggregazione e di stimolo al fine di realizzare un progetto di solidarietà sociale. Questo è lo scopo che anima le nostre associazioni e siamo convinti che il nostro è uno scopo nobile e soprattutto umano che tende al benessere delle coppie.

 


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